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Il borgo dal passato nobile tra antichi palazzi, castelli e tanto verde: meta perfetta in primavera

Un passato nobile, quello di questo borgo che vale la pena visitare in primavera tra paesaggi mozzafiato e strutture architettoniche stupende.

C’è un angolo di Italia dove il tempo sembra essersi stancato di correre. Si trova in quel tratto di terra sospeso tra la Campania e la Puglia, dove l’Appennino si fa dolce e il vento profuma di ginestra e pietra pulita.

Uno dei borghi più belli d’Italia – foto: Campania da vivere Instagram – babbidamotta.it

Parliamo di un luogo che non si incontra per caso, ma che va cercato con cura. È un labirinto di tufo e leggende, un borgo che oggi si presenta al mondo con una veste nuova, pronto a sfidare i giganti del turismo nazionale per conquistare il titolo di Borgo dei Borghi 2026.

Questo è sicuramente uno dei Borghi più belli d’Italia

Arrivare qui significa immergersi in un’atmosfera che profuma di buono, quella delle domeniche di una volta. Il paesaggio è dominato da un colle che svetta a oltre seicento metri di altezza, offrendo uno sguardo privilegiato su una natura ancora selvaggia e autentica. Non è un caso che questo piccolo centro, che conta poco più di mille anime, sia già da tempo nel circuito dei Borghi più belli d’Italia e possa vantare la prestigiosa Bandiera Arancione del Touring Club Italiano. È un riconoscimento alla cura dei dettagli, alla conservazione dei vicoli e a quella capacità, tutta irpina, di accogliere il forestiero come uno di famiglia.

Un meraviglioso castello e tanti palazzi signorini a Zungoli – credit: Instagram @campaniadavivere – babbidamotta.it

La vera magia però non sta solo in superficie. Sotto i piedi dei visitatori si nasconde infatti un mondo parallelo, fatto di cunicoli e grotte scavate nel tufo che risalgono addirittura al IX secolo. Questi ambienti sotterranei, nati come rifugi e depositi, raccontano una storia millenaria di adattamento e ingegno. Camminare in queste cavità fresche, utilizzate per secoli come cantine, permette di toccare con mano il legame viscerale tra l’uomo e la roccia. È un’esperienza quasi mistica, accentuata dal silenzio che regna sovrano in tutto l’abitato.

Risalendo verso la luce, lo sguardo viene inevitabilmente catturato da una mole imponente che sorveglia le case sottostanti. Si tratta di una fortezza nata intorno all’anno mille per scopi difensivi, un baluardo contro le incursioni nemiche che nel corso dei secoli ha visto passare nobili, condottieri e persino re. Sebbene il tempo e i terremoti abbiano preteso il loro tributo, la struttura conserva ancora tre delle sue quattro torri cilindriche originarie. Le sue mura, lunghe trenta metri, hanno ospitato personaggi del calibro di Consalvo Fernandes de Cordova e hanno vissuto il passaggio della dominazione spagnola sotto Carlo III.

Questo luogo incantato ha un nome che evoca forza e tradizione: stiamo parlando di Zungoli. Perdersi tra le sue strade significa fare un salto nel passato nobile dell’Irpinia, ammirando le facciate di palazzi storici come Palazzo Caputi o Palazzo Januzzi, che ancora oggi testimoniano l’importanza strategica che questo centro ebbe nel passato. Ogni angolo regala uno scorcio da fotografare, ogni portone sembra voler sussurrare una storia diversa.

La spiritualità gioca un ruolo fondamentale nell’identità di questo borgo. Il Convento di San Francesco è forse il simbolo più forte di questa resilienza: ricostruito più volte dopo i sussulti della terra, oggi accoglie i visitatori con una struttura affascinante. Al piano terra si possono ancora immaginare i ritmi lenti dei frati tra il refettorio e le cantine, mentre al piano superiore regna la pace delle antiche celle. Nella chiesa annessa si trova una perla d’arte, una tela della scuola napoletana del Seicento che ritrae San Francesco in un momento di profonda estasi.

Passeggiando ancora, si incontrano la Chiesa di San Nicola e quella di Santa Maria di Costantinopoli, quest’ultima legata a un voto fatto durante la terribile peste del 1656. Il borgo è punteggiato di piccole cappelle e torri panoramiche, come la Torre li Pizzi e la Torre delle Ciàvole, che alimentano da generazioni racconti popolari tra realtà e leggenda. Non mancano poi le botteghe artigiane, dove il legno viene ancora lavorato con la pazienza di un tempo, trasformando la materia prima in piccoli capolavori di uso quotidiano.

Per chi volesse scoprire questo gioiello irpino, il viaggio non è complicato. Se vi spostate in auto da Napoli o da Roma, basta seguire l’autostrada A16 Napoli-Canosa e uscire a Grottaminarda, per poi proseguire verso Ariano Irpino sulla Statale 91. Chi arriva da Bari troverà più comoda l’uscita di Vallata. Per chi preferisce il treno, le stazioni di riferimento sono quelle di Avellino o Benevento, collegate poi al borgo da un servizio di autobus locali.

Zungoli non è solo una meta turistica, è un invito alla lentezza. È il posto ideale per chi cerca un rifugio dal caos delle metropoli e vuole riscoprire il piacere di una camminata senza meta, tra pietre che sanno di storia e un’accoglienza che scalda il cuore. Con la sua candidatura a Borgo dei Borghi 2026, questa perla dell’Irpinia è pronta a farsi amare da tutta Italia.

Cos mangiare a Zungoli

E visto che un viaggio non è completo senza sedersi a tavola, lasciarsi conquistare dai sapori di Zungoli è un obbligo morale oltre che un piacere. La cucina di questo angolo d’Irpinia è figlia della terra e della transumanza, un mix sapiente di ingredienti poveri ma carichi di carattere. Non potete andarvene senza aver assaggiato la maccaronara, una pasta lunga fatta a mano, spessa e rugosa, perfetta per trattenere il sugo di carne o un semplice condimento ai funghi porcini raccolti nei boschi vicini.

Ma il vero protagonista è il Caciocavallo Podolico, un formaggio nobile che spesso viene lasciato stagionare proprio in quelle grotte di tufo che avete visitato poco prima: l’umidità e la temperatura costante del sottosuolo donano alla pasta una complessità aromatica incredibile, con note di erbe selvatiche che esplodono al palato.

Accompagnate il tutto con un calice di Aglianico dell’Irpinia, un rosso rubino che ha la forza della terra vulcanica e la pazienza del tempo, proprio come il carattere degli abitanti di questo borgo. Mangiare qui non è solo nutrirsi, è partecipare a un rito collettivo che celebra la lentezza e la qualità, un’esperienza che vi farà capire perché questo luogo merita davvero di essere eletto il più bello d’Italia.

M.G.

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