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Chi ha comprato questo formaggio non deve consumarlo: prodotto ‘richiamato’, attenzione

Si tratta di un prodotto che il Ministero della Salute ha provveduto a richiamare: bisogna riportarlo indietro, senza consumarlo.

Quando facciamo la spesa, l’ultima cosa a cui pensiamo è che ciò che mettiamo nel carrello possa rappresentare un rischio per la nostra salute. Eppure, il sistema di controllo alimentare italiano è sempre allerta proprio per evitare che piccoli errori di produzione o contaminazioni esterne possano finire sulle nostre tavole.

Attenzione a questo formaggio che è stato richiamato dal Ministero della Salute – babbidamotta.it

Nelle ultime ore, l’attenzione si è spostata su un banco frigorifero specifico, portando il Ministero della Salute a diffondere un avviso che riguarda un prodotto molto utilizzato.

Richiamato il formaggio: non bisogna consumarlo

Non si tratta di un semplice errore di etichettatura, ma di una segnalazione che riguarda proprio la sicurezza di ciò che mangiamo. Quando scatta un richiamo di questo tipo, la tempestività è fondamentale: controllare la propria dispensa o il frigorifero può fare la differenza. Molti consumatori potrebbero aver già acquistato il prodotto senza sapere che, proprio in queste ore, le autorità hanno sollevato un cartellino rosso per un potenziale pericolo invisibile a occhio nudo.

Nello specifico, il provvedimento riguarda un lotto di formaggio a latte crudo denominato La Magnocchetta – Valchiavenna, venduto a marchio Formaggi del Curto. Il motivo che ha spinto i tecnici a bloccare la vendita e a richiamare le forme già acquistate è la presenza di Escherichia coli produttori di tossina shiga (STEC). Parliamo di un batterio che può causare problemi intestinali non trascurabili, motivo per cui la soglia di attenzione è massima.

Richiamo alimentare del formaggio a latte crudo

Il formaggio interessato è prodotto dall’azienda Formaggi del Curto Snc, che ha il proprio stabilimento a Mese, in provincia di Sondrio, precisamente in via Don Primo Lucchinetti 24. Per capire se la forma che avete in casa sia quella a rischio, dovete controllare l’etichetta: il lotto coinvolto è il numero 120/12/1/25, venduto in forme intere che pesano circa 4 kg. Se i dati corrispondono, la raccomandazione è assoluta: non mangiatelo per nessun motivo.

I rischi per chi compra formaggio a latte crudo

Comprare formaggi a latte crudo richiede una consapevolezza diversa rispetto ai prodotti industriali pastorizzati. Poiché il latte non subisce trattamenti termici elevati, mantiene intatti aromi e vitamine, ma conserva anche la sua carica batterica naturale. Ecco alcune precauzioni fondamentali per godersi questi prodotti in totale sicurezza:

  • Occhio alle categorie a rischio: i medici sconsigliano il consumo di formaggi a latte crudo (specialmente quelli freschi o a breve stagionatura) a bambini piccoli, donne in gravidanza, anziani e persone immunodepresse. In questi soggetti, il sistema immunitario potrebbe non gestire bene batteri come l’Escherichia coli o la Listeria.

  • Controlla la stagionatura: in linea di massima, più un formaggio è stagionato, più l’ambiente diventa ostile per i batteri cattivi grazie alla perdita di umidità e all’aumento della sapidità. I rischi maggiori si riscontrano solitamente nei prodotti freschi o “primo sale”.

  • Rispetta la catena del freddo: una volta acquistato, il formaggio va conservato rigorosamente in frigorifero, meglio se avvolto in carta alimentare che lo lasci “respirare” senza però esporlo a contaminazioni crociate con altri cibi crudi come carne o verdure non lavate.

  • Verifica sempre l’etichetta: i produttori sono obbligati per legge a scrivere “a latte crudo” sulla confezione. Se non trovi questa dicitura, è probabile che il latte sia stato trattato termicamente.

Come distinguere formaggio “a latte crudo” e “pastorizzato”

Distinguere un formaggio a latte crudo da uno pastorizzato non è così semplice, specialmente se ci troviamo davanti a un banco molto fornito, ma ci sono dei piccoli “trucchi” che possono aiutarti a capire cosa stai acquistando.

A cosa fare attenzione quando si compra il formaggio – babbidamotta.it

La legge è molto chiara: se il formaggio è prodotto con latte che non ha subito trattamenti termici sopra i 40°C, il produttore deve obbligatoriamente riportare la dicitura “a latte crudo”. Se vedi scritto semplicemente “latte vaccino” o “latte ovino”, di solito si tratta di prodotto pastorizzato.

I formaggi a latte crudo hanno spesso una crosta più irregolare e viva, talvolta con fioriture naturali di muffe nobili che cambiano colore col tempo. Al taglio, la pasta può presentare un’occhiatura (i buchi nel formaggio) non uniforme. Al contrario, i prodotti pastorizzati tendono ad avere un aspetto molto standardizzato, quasi “perfetto” e un profumo più delicato e lattiginoso. Quelli a latte crudo sprigionano invece note erbacee, di fieno o di stalla molto più intense.

Nei formaggi a latte crudo a pasta molle, la consistenza tende a evolvere velocemente: potresti notare un sottocrosta più cremoso rispetto al cuore del formaggio. Questo accade perché i fermenti vivi continuano a lavorare le proteine e i grassi in modo dinamico.

Se hai dubbi, la mossa migliore è chiedere al banconista se il formaggio è “termizzato” o “pastorizzato”. La termizzazione è una via di mezzo: un riscaldamento leggero che abbatte parte della carica batterica senza arrivare ai livelli della pastorizzazione, mantenendo un profilo aromatico interessante ma con un margine di sicurezza maggiore.

Per quanto riguarda i formaggi a latte crudo, incontriamo spesso i grandi simboli della nostra tavola come il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano. Questi prodotti, nonostante la base di latte non trattato, sono considerati molto sicuri grazie alla lunghissima stagionatura che elimina naturalmente i rischi. Allo stesso modo, il Pecorino Romano e la Fontina DOP mantengono aromi intensi proprio perché il latte conserva la sua flora originale. Anche specialità montane come il Bitto o il Valtellina Casera seguono questa filosofia artigianale, dove ogni forma racconta il sapore del pascolo da cui proviene.

Passando invece ai prodotti pastorizzati, la sicurezza è garantita da un trattamento termico che rende il cibo adatto a un consumo su larga scala. La maggior parte delle mozzarelle che acquistiamo al supermercato rientra in questa categoria, così come i formaggi freschissimi come la Crescenza o lo Squacquerone. Questi ultimi, essendo molto umidi, traggono beneficio dalla pastorizzazione per evitare deterioramenti rapidi. Anche la Ricotta, pur essendo un latticino, è tra i prodotti più sicuri poiché la sua produzione prevede temperature vicine all’ebollizione. Infine, i formaggi spalmabili e le sottilette rappresentano l’estremo opposto, essendo prodotti industriali dove il calore uniforme è parte integrante del processo.

Attenzione, però, perché alcuni formaggi famosi possano esistere in entrambe le versioni. Un Gorgonzola o un Taleggio comprati direttamente dal produttore in malga potrebbero essere a latte crudo, mentre le versioni che troviamo comunemente negli scaffali dei supermercati sono quasi sempre sottoposte a pastorizzazione per standardizzare il sapore e la sicurezza.

M.G.

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