Da: Antonio Giovanni Pesce
A.:babbidamotta.it@libero.it
Oggetto: Prima che lo sfascio sia completo..
sabato
19 gennaio 2002 17.16
"Ogni democratico è un tiranno da
operetta". Cioran, il filosofo rumeno di lingua
francese, non si faceva scrupoli nel dire quello che, ogni giorno, viene esperito dalla vita di ogni buon cittadino….. oggi
magari lo bollerebbero di fascismo, ieri – erano gli anni 60-70 – le sue parole
non scalfivano nemmeno le coscienze dei più bacchettoni antifascisti, sommersi
come si era dai motti di chi voleva davvero sovvertire lo status quo.
Ma è una verità, per la quale molti sono
stati umiliati, ghettizzati, esiliati dal mondo della cultura e della politica,
ed è una verità che i mottesi conosciamo
bene. Da molti anni, ormai, la discussione politica a Motta
è morta, e le elezioni sono ormai gestite da consorterie clientelari di amici, parenti, conoscenti. Forse legale, ma mai morale.
Si vota l’amico, il cugino, non il politico, non la persona che potrebbe
davvero condurre la Cosa Pubblica…. ammesso che ne
esista ancora una, e che non sia divenuta, invece, Cosa Nostra, nel senso – sia
beninteso!!!!!! – di Cosa Vostra, cioè Cosa Loro…. essi se la cantano, essi se la suonano (nostro
malgrado, ovvio!)
Stretti come siamo tra una opposizione
inesistente e una amministrazione indegna dell’organo democratico,
forse gli anni del Potestà potrebbero apparire ai più vecchi il tempo delle
cuccagna. Almeno nessuno, allora, si faceva illusioni di sorta.
A questo punto, rimane da
prendere atto che, grazie ai mezzi telematici e al
rispetto della dignità della nostra cultura secolare, l’opposizione può essere
condotta solo partendo dalla società, concretizzandosi in proposte serie,
dignitose, e non con le solite tirannie da "operetta". A tal fine, ci
permettiamo solo qualche appunto:
- I fatti di un paio di mesi fa sono davvero incresciosi.
Sfiduciare, per poi tirarsi indietro è, in sé, il peggior atto che un
cittadino possa mai fare. Soprattutto perché,
come pare ovvio, non si può pensare di appianare le divergenze in qualche
settimana, dato ci si augura che, quando si arrivi all’atto della
sfiducia, lo si faccia per ragioni così gravi, che
poi…. ovviamente …. non possono rientrare in così
poco tempo.
- Ci auguriamo, altresì, che i signori che permettono la mera SOPRAVVIVENZA
di questa amministrazione, giustifichino il loro
agire politico con qualche "scusa" più credibile e con lettere
di migliore fattura: quello che è stato pubblicato, anche in questo sito,
per stile e sintassi è da considerarsi un obbrobrio per l’Intera
Umanità (6 miliardi di esseri umani!!!!!!!!!). Vogliamo tuttavia
credere, che quanto abbiamo letto non sia l’originale, altrimenti, con le
parole della famosa canzone, possiamo dire: non c’è più niente da
fare……
- Auspichiamo, infine, che il Signor Sindaco
e i suoi più stretti collaboratori si arrendano davanti all’evidenza del
totale fallimento e che, preso il sopravvento la dignità sulla vanità,
decidano di porre fine alla loro inutile e deludente avventura,
risparmiandosi, durante la prossima campagna elettorale, la fatica di
andare ancora in cerca di voti…
- E’ indispensabile che ogni cittadino, giovane o anziano che sia, si
decida a fare il grande passo per il bene della
nostra comunità: schierarsi, prendere partito, ma non nel senso di
fregiarsi di qualche tessera, di frequentare qualche luogo. Cosa possibile, magari giusta, ma non pertinente con quello
che si vuole dire in questo momento. "Buttare il cuore oltre
la barricata" significa trasformare la passiva discussione di piazza
in concreti atti politici. E l’atto politico per antonomasia è il proporre,
e cioè l’assunzione di responsabilità come
portatore di un giudizio sulle cose condivise.
- Un ultimo appunto. Abbiamo letto il messaggio pubblicato dai DS e
ci trova d’accordo, anche se noi che scriviamo siamo un modesto cittadino.
Ma qui l’ultimo prodigio dell’amministrazione Tinnirello: se un tomista reazionario si trova in
sintonia con uomini e donne che si vedono sotto il nome di un comunista
come Gramsci, allora questa gente al potere, più
che essere alla frutta, è già al caffè….
Antonio Giovanni Pesce
Motta S. Anastasia, il
pomeriggio del 19 gennaio 2002.