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Giufà e il muro
Giufà di campagna sentì parlare dell'astuzia di Giufà di città. Pensò allora di recarsi a Fez, dove questi abitava, per burlarsi di lui. Appena entrato in città, fu salutato da un uomo che stava appoggiato ad un muro: - Benvenuto tra di noi o straniero! Qual buon vento ti ha condotto qui? - Sono venuto per prendermi gioco di Giufà di Fez. Forse tu sai dove abita? - Certamente! - rispose l'uomo - Vado a cercarlo, ma finche non torno tu sostieni questo muro perché non cada. E detto ciò se ne andò. Giunse l'ora di pranzo ma Giufà di campagna non poté mangiare perché impegnato a reggere il muro. Così trascorse tutto il pomeriggio e tutta la sera, finché un vecchio, che più volte era passato di lì, gli chiese il motivo del suo strano comportamento. - Aspetto Giufà di Fez - rispose - Un uomo mi ha detto di sostenere questo muro mentre lui andava a cercarlo. - Quell'uomo era Giufà di Fez - disse ridendo il vecchio - e tu sei stato beffato prima di poterlo sbeffeggiare. Al povero campagnolo non restò altro da fare che riprendere la via per il villaggio. Il racconto fa parte di un ciclo di aneddoti del Marocco in cui, a un Giufà di Fez, cittadino, malizioso e bugiardo, si oppongono personaggi secondari che portano egualmente il nome di Giufà, ma simboleggiano il provinciale sempliciotto, facile da beffare
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